Hands on a globe --- Image by © Royalty-Free/Corbis

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’inquinamento ambientale è un’ emergenza vissuta sulla pelle di tutti e abbondantemente discussa dai media e dalla politica, anche se le misure per constrastarlo sono ancora imperdonabilmente troppo blande. Si parla ormai di Antropocene: l’attuale era geologica durante la quale le attività dell’uomo hanno dirette conseguenze sul clima e sulla vita del nostro pianeta in generale. Questo non è “un problema” ma rappresenta “il problema” e occorre che ognuno faccia la propria parte per scongiurare le conseguenze che alcuni esperti definiscono ormai come irreversibili. Gli stati devono regolare i mercati mettendo al primo posto l’ambiente e da parte dei singoli cittadini è necessario fare uno sforzo per cambiare alcune piccole abitudini che, tradotte in dati aggregati, hanno però un peso enorme sull’ambiente. La tragica situazione che la Terra sta vivendo non ha una sola causa perciò la soluzione deve scaturire dalla somma di più azioni. Dal punto di vista delle abitudini alimentari occorre sapere per esempio che il consumo di carne e dei suoi derivati contribuisce pesantemente alla produzione di gas ad effetto serra. La produzione di mangimi, i processi digestivi degli animali, la decomposizione del letame e il trasporto di bestiame rappresentano insieme una delle principali cause dell’aumento di CO2 nell’atmosfera. Per essere precisi il consumo di carne ai valori attuali contribuisce per il  14,5% all’aumento dei gas serra, tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Senza contare che il consumo di acqua dedicato all’attività zootecnica ha raggiunto livelli ormai insostenibili: per produrre un chilo di carne , considerando tutta la filiera, occorrono ben 15.000 litri di acqua! Pensiamo a quali effetti positivi andremmo incontro se mangiassimo metà della quantità di carne attualmente consumata in tutto il mondo. Escludendo i precetti alimentari imposti da alcune religioni, anche a tavola vige il libero arbitrio , ma la libertà di scelta ha poco valore senza consapevolezza. Porsi qualche domanda prima di inghiottire un boccone di cibo significherebbe fare un salto evolutivo importante e se tutti adottassimo questa consuetudine le conseguenze positive sarebbero globali. In generale un consumo consapevole può diventare un potente strumento per indurre il mercato ad adeguarsi ad una domanda più matura agendo concretamente per salvare il pianeta.