L’allergia al latte.

L’allergia al latte.

L’allergia alle proteine del latte vaccino è più frequente nella primissima infanzia  ( 0,5-4%), ma può insorgere a qualsiasi età. Tra il primo e il secondo anno di vita , con gradualità, l’allergia al latte vaccino si riduce spontaneamente e nel terzo anno si risolve per circa l’85% dei bambini; per i rimanenti tuttavia l’allergia si protrae nel tempo ed è spesso accompagnata da anche da manifestazioni allergiche verso altri alimenti.

I sintomi possono interessare:

. l’apparato gastrointestinale, con vomito, diarrea, dolore addominale;

. l’apparato respiratorio, con tosse, congestione nasale, respirazione accellerata;

. la cute, con orticaria ed aczema atopico.

Alcune proteine costituenti il latte sono responsabili delle reazioni allergiche nei soggetti sensibili, in particolare la caseina e le proteine del siero beta-lattoglobulina e alfa-lattoalbumina. Questi allergeni sono resistenti alle alte temperature, anche se l’esposizione al calore, a 110-115°, protratta per almeno 30 minuti , riduce la loro allergenicità; questo trattamento termico consente ad alcuni soggetti allergici di tollerare il latte sterilizzato.

L’allergenicità del latte permane invece dopo trattamenti quali pastorizzazione , evaporazione, condensazione e liofilizzazione.

I soggetti allergici devono escludere dalla dieta il latte come tale, oltre ai cibi nei quali esso compare come ingrediente.

Anche per chi non soffre di una specifica allergia al latte , è da considerare che questo alimento ha alcune peculiarità che lo rendono poco raccomandabile se consumato in eccesso e di scarsa qualità.

In particolare è ricco di grassi saturi ( i peggiori in natura ); contiene l’acido butirrico che , dilatando gli interstizi cellulari delle pareti dell’intestino, permette il transito di sostanze tossiche; le proteine che lo compongono, secondo recenti studi, possono facilitare l’insorgere di tumori all’utero e al seno oltre a costituire un fattore di rischio per il diabete infantile.